A teatro scoppia la coppia grazie alla “Guerra dei Roses”

Siamo in molti ad attendere la compagnia sin dalle ore 17, ma l’incontro è stato spostato un’ora avanti.

Nel frattempo una delle maschere nel foyer mi dice che gli attori non fanno mai le prove e che l’attrice protagonista arriva sempre a filo, giusto in tempo per cambiarsi ed entrare in scena.

Verso le ore 18:15 si fa vedere per primo l’attore protagonista Matteo Cremon che, a definizione di un look total black, veste una t-shirt sulla quale spicca, a lettere arancio, il titolo della commedia “La guerra dei Roses”, pièce andata in scena la scorsa settimana al Teatro Verdi di Padova con la regia di Filippo Dini.

Solo dopo mezz’ora arriva un’altra attrice della compagnia, Emanuela Guaiana che, all’interno della commedia, ricopre ruoli differenti come ad esempio l’avvocato, la sport-girl e la commensale.

A moderare il “dibattito” Francesco Puccio, assegnista di ricerca in lingua e letteratura greca presso l’Ateneo padovano.

Il pubblico spera che Ambra Angiolini, protagonista di questa versione teatrale de “la guerra dei Roses”, arrivi quanto prima, ma non si fa vedere.

La conversazione è piacevole, divertente, con battute e risate, ma Ambra continua a non farsi vedere.

Quando arriva il momento delle domande io chiedo com’è lavorare con la “grande assente” e mi rispondono che Ambra è brava che, oramai, sono al secondo anno di tournée e tutti e quattro gli attori sono affiatati e collaborano benissimo.

L’opera, infatti, è godibile e accattivante, ma dopo la prima ora di spettacolo comincia a trascinarsi e l’abilità degli interpreti non riesce a rimediare alla prevedibilità dell’intreccio.

Forse risente del confronto che il pubblico, più agé, fa con l’antecedente interpretazione cinematografica del 1989 dove i protagonisti erano il bravissimo Michael Douglas e la splendida Kathleen Turner.

La scena, poi, ricorda proprio l’ambientazione del film: il grande salone con la scala e il “mitico” e letale lampadario. In più, rispetto al libro e al film, ci sono delle scene nei rispettivi studi degli avvocati di lei e di lui che vengono recitate sull’avanscena.

La commedia, però, fa tutto esaurito ogni giorno.

Ambra è amata dagli italiani, in particolare dalle generazioni di coetanei nati negli anni settanta che l’hanno apprezzata sia nel piccolo schermo quale conduttrice, ad esempio, di Non è la Rai o Generazione X; alla radio nella conduzione del programma 105estate per l’omonimo network nazionale e in RaiDue con “40gradi all’Ambra”, ancora al cinema da “Saturno contro” di Ferzan Ozpetek del 2007 fino all’ultimo “Terapia di coppia per amanti” di Alessio Maria Federici del 2017.

La pièce prevede due atti, ma perché fare il primo da 90’ e il secondo, dopo circa 20’ di intervallo, di soli 30’? E poi, perché gonfiare la recitazione e le battute con espressioni volgari? Gli organi genitali sono declinati in tutti i modi e la fanno da padroni ogni due battute, le passeggiatrici e gli animali che grufolano ancor di più.

Voto finale? non più di 7.

 

by Bruna Mozzi

Photo Teatro.it

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