Paolo Lauciani racconta la sua Grande Italia dei Vini
Un incontro con Paolo Lauciani per capire come nasce e come si sviluppa il nuovo progetto “La Grande Italia dei Vini”, applicazione dedicata al mondo del vino
La concorrenza vi spaventa?
Io ho una visione diversa. Mi occupo del racconto di un prodotto che ci accompagna da sempre e, per quanto sia consapevole che la concorrenza esiste, ammetto che mi concentro sulla mia parte e lascio la promozione a chi ha maggiore competenza in merito.
Dietro a ogni vino c’è una storia
Dietro a ogni vino c’è una storia. La storia di una famiglia, di una passione tramandata, di metodi creati, migliorati e applicati. Dietro a ogni vino c’è la storia di un territorio, c’è la storia di uomini e donne che questo territorio lo vivono, magari da generazioni. Così il vino diventa il testimonial più significativo per raccontare la cultura dei nostri territori, una cultura che ci appartiene.
Quindi scaricando l’app non abbiamo solo informazioni tecniche?
Assolutamente no.
All’interno dell’app si considera non solo il prodotto ma, anche la famiglia produttrice e il territorio di appartenenza. Considera, poi, che io sono molto istintivo e quello che devo dire lo dico anche in “presa diretta”: cambiando il vino, cambia spesso il tipo di racconto.
Anche se all’apparenza sembra una semplice applicazione dedicata genericamente al vino, in realtà, al suo interno, abbiamo un ampio spettro d’informazioni sia dal punto di vista organolettico – che varia a seconda del vino, perché ognuno ha la sua personalità, sia per quanto concerne gli abbinementi con il cibo.
I vini che troviamo in app sono di tutta Italia?
Sì. In Italia abbiamo più di 35.000 cantine e 450 vitigni, i nostri territori – da Aosta a Pantelleria – sono davvero diversi. Ovviamente ci deve essere la voglia da parte dei produttori di farsi raccontare ma, fatto fermo questo punto, il prodotto vino e il mondo al quale appartiene è una miniera di storie da raccontare.
Ogni progetto ha le sue difficoltà: nella Grande Italia dei Vini qual è?
Dietro a quel minuto e mezzo che si vede in app c’è tanto lavoro.
All’interno della Grande Italia dei Vini abbiamo etichette molto conosciute ma anche grandi vini con etichette poco note. Di conseguenza, inizialmente, le aziende che hanno bisogno di essere maggiormente spinte dal lato branding si ritrovano a non avere lo stesso riscontro di altri nomi noti.
Teniamo presente, però, che questo è un modo nuovo e diverso per le cantine di parlare dei loro prodotti e quindi di farsi maggiormente conoscere. Noi stiamo al passo con questi tempi in cui non si propone più soltanto la brochure cartacea ma, si è sempre on line con la descrizione visiva del “chi siamo” e “cosa produciamo”. Come dire? Un modo moderno per parlare di vino

Nel raccontare il vino fai anche accostamenti col cibo?
Questo sempre. Ciascun vino raccontato in video ha delle indicazioni collegate al cibo, anche perché nell’ottica della nostra cultura il buon bere si accompagna sempre al buon mangiare.
In Italia il vino è diventato una scelta edonistica: noi scegliamo un bicchiere di vino per avere qualcosa di più durante il pasto, possiamo tranquillamente dire che il vino trova la sua massima espressione quando accompagna il piatto giusto
Secondo te, un punto debole del mondo del vino in Italia?
Sicuramente la comunicazione. Noi abbiamo una carenza secolare nella comunicazione del vino: al di là della via tecnica attraverso la quale si può realizzare questa comunicazione, il nostro gap si svela quando guardiamo il modo di descrivere i propri prodotti da parte, ad esempio, dei francesi. Loro “comunicano” in maniera eccellente il loro vino e hanno cominciato a farlo almeno tre secoli prima di noi, da sempre enfatizzando il valore del territorio che trova la sua rappresentazione nel vino.
Le denominazioni sono nate in Italia come “fotografie” di uno stato di fatto e non sono mai state viste come stimolo per migliorare la qualità del vino. Il risultato è che ci sono molti vini italiani che sono al di fuori delle DOC o delle DOCG, ma che sono di gran lunga più buoni, conosciuti e apprezzati rispetto a moilti che appartengono a una specifica denominazione.
In Francia questo non accade: tutti i loro vini più importanti fanno parte di un sistema di denominazione che è stata costruita con criteri differenti.
Noi dobbiamo imparare a “esportare territorio”, perché questa è la nostra unicità.
La più grande soddisfazione lavorativa
Avere riscontri frequenti da persone che attraverso i miei “racconti”, attraverso le mie descrizioni, hanno scoperto la passione per il vino e per il suo mondo.