Uomo

Luca Mazzucchelli la forza di volontà

“Ci sono diversi tipi di cambiamento e ognuno di questi ha una propria chiave per essere attivato. Ci sono però, alcuni video che mettono in testa all’utente finale delle idee diverse. Questi sono piccoli cambiamenti che, se la persona coltiva, portano delle innovazioni vere.

Ogni giorno ricevo dieci messaggi di ringraziamento per quello che faccio, ovvio che non possono essere solo i miei video a portare il cambiamento, intervengono altri fattori, ma leggere messaggi così mi dà la carica e mi fa pensare che sono sulla giusta strada, che quello che faccio aiuta la gente e di conseguenza è giusto, è corretto”

La tua professione di psicologo, come com’è nata nel web?

“All’inizio con molta perplessità e sana preoccupazione. Mi trovavo in un contesto atipico, quando ho iniziato non era una cosa comune almeno non per la mia professione, quindi avevo quella sana preoccupazione che t’impedisce di buttarti come un “cane sciolto”, ma ti aiuta a riflettere su quello che vai a fare. Avevo quel sentimento che ti fa domandare se le cose che dici e come le dici avranno un riscontro positivo o negativo sull’utente finale, in qualche modo m’ impensieriva. Poi, però, mi sono detto che potevo dare spunti di riflessione.

Mi ricordo il primo video, all’epoca li facevo vedere ai colleghi/amici per sapere da loro che sentimenti sollevavano e loro mi dicevano “tu sei pazzo a dare del tu a dei pazienti in video”, io sapevo di rivolgermi ad un pubblico ad ampio spettro, ero in youtube.

La mia prospettiva era diversa da quella dei miei amici/colleghi, era l’anno 2012 e la mia professione ancora non era stata travolta dalla rivoluzione digitale. Ovviamente video dopo video ho ricevuto anche le prime critiche e ammetto che qualche domanda la sollevarono in me, però, analizzando quello che stavo facendo mi resi conto che il mio era un approccio diverso sicuramente, ma non catastrofico, come alcuni pensavano. Io però ho creduto nel web e oggi sono Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi, anche perché i colleghi hanno compreso che, col mio lavoro social, vado a riposizionare anche loro.”

Quando le persone si approcciano a te nel web è più facile che ti parlino con sincerità, perché uno schermo protegge l’identità, oppure cercano di capire se possono fidarsi?

“Considera che io sono stato il primo in Italia a sperimentare la psicoterapia a distanza, ho scritto anche un libro tecnico dedicato a specialisti di questo settore. Ho fatto delle ricerche e sicuramente possiamo dire che grazie al web si riescono ad abbattere un sacco di pregiudizi. Attraverso il web abbassi le barriere così ti senti più libero di approcciarti al professionista. Poi dipende, alcuni hanno bisogno di studiarti attraverso il web per capire come sei e se possono fidarsi. Certo, capire tutto questo in solo due righe di commento è difficile se invece vengono in studio allora diventa più facile comprendersi.”

Hai mai pensato che alcuni colleghi magari di impostazione più tradizionale possano sentirsi infastiditi da questo tuo modo di comunicare la professione?

“La categoria in Italia ha superato i centomila psicologi e credo che, in un numero così importante, qualcuno che non la pensa come me ci sia di sicuro, ma le critiche che ricevo sono più sul contenuto. Le nuove generazioni però, si lasciano ispirare dal mio lavoro. Circa tre anni fa ho scritto un libro sulle tecniche usate per posizionarmi e aprire nuove possibilità di lavoro, “video marketing – aumenta la popolarità e i clienti con i video online” – ed. Engage e oggi ho una serie di video corsi dove spiego come fare certi passi nel web e mi accorgo che molti miei colleghi apprezzano queste cose.

Col tempo ho creato una nuova faccia del mio lavoro, apro nuove nicchie lavorative, ho una mia società che sviluppa contenuti di carattere psicologico, è una cosa nuova che nessuno ancora fa. Ad esempio uno dei progetti è la psicologia legata al food come “new experience” ossia aiuto i ristoratori a creare nuove esperienze sensoriali nel cliente. La “wow experience” è quello che resta. In un ristorante, ad oggi, non fai fatica a trovare personale qualificato e di sicuro non mancano bravi chef che realizzino piatti unici nel loro genere quindi la vera domanda è cosa resterà? La “wow experience” ti dà la risposta, resterà l’emozione.”

Il libro fattore 1%

“Noi siamo frutto delle nostre abitudini. Le nostre scelte anche senza rendercene conto ci condizionano e ci rendono quello che poi saremo tra cinque anni. Le abitudini sono una scelta, la motivazione è più una specie di “magia”. La motivazione è una cosa volubile, oggi c’è domani no, ed è fuori dal nostro controllo. Posso, però, controllare le azioni che vado a compiere oggi, domani e nei giorni a seguire, un 1% alla volta. Le sane abitudini sia comportamentali che di pensiero ti aiutano ad arrivare ad essere la migliore versione di te stesso, certo è un processo lungo ma il risultato è solo a favore di chi vuoi essere.

In sintesi, creare abitudini comportamentali buone per migliorare.”

Come siamo diventati noi italiani negli anni?

“Bella domanda. Io non ho un’idea molto precisa. Mi sembra che siamo sempre un po’ più globali, io poi sono contento perché sono in contatto con buone energie.

Dall’altra parte però, ti rendi conto che c’è la mania del lamento, mania poco utile.

A volte giustificata, ammetto, ma è vero che se andiamo a cercare le cose che non vanno bene ne troveremo sempre, in più questo approccio alle situazioni non ti sposta di una virgola perché se vivi un momento di disagio pur lamentandoti continuerai a stare in quella situazione. Quella della lamentela è un’abitudine che andrebbe rivista.”

by Mariangela Bonaparte

 

 

Potrebbe piacerti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *