Olio extravergine di oliva: l’importanza della ricerca della qualità

Nel vastissimo panorama agroalimentare italiano, l’olio extravergine di oliva è senza dubbio uno dei prodotti più nobili e rappresentativi; ingrediente di punta della dieta mediterranea, ma soprattutto una delle espressioni di più alto livello della qualità che tipicamente caratterizza la produzione nostrana.

Purtroppo, l’olio italiano di qualità è anche uno dei prodotti che più ha risentito dell’influenza congiunta di due fenomeni che hanno contraddistinto i tempi recenti; la crescente e tendenziale necessità di spendere meno, e l’aumento dei prezzi correlato a cali di produzione sempre più marcati, soprattutto a causa delle follie del clima e della diffusione di flagelli quali il batterio Xylella (un vero incubo per i produttori pugliesi). Questo contesto di fondo sta facendo orientare molti consumatori verso l’acquisto di oli a basso prezzo, nonostante questo comporti la rinuncia alla quasi totalità delle proprietà gustative e nutritive che solo un olio di qualità può garantire.

Vogliamo però essere ottimisti, e supporre che questa tendenza non sia dovuta esclusivamente ad esigenze di bilancio famigliare, ma anche ad una variabile altrettanto cruciale quale la conoscenza sommaria di aspetti assai importanti del prodotto: classificazioni, diciture riportate in etichetta, provenienza, impatto sulla salute. Proviamo, dunque, a fornire qualche indicazione di base per agevolare una maggiore consapevolezza, e instillare qualche dubbio sulla qualità che possa esprimere un olio venduto a 2-3 euro!

Partiamo dalla classificazione delle tipologie di oli reperibili sul mercato. Sono definiti vergini gli oli ottenuti dalla prima spremitura delle olive con l’utilizzo di soli mezzi meccanici; questo significa che non sono ammessi prodotti o coadiuvanti di natura chimica, nè processi fisico – chimici che possano alterare in maniera decisiva le caratteristiche del liquido.

Nell’ambito di questa categoria di vertice, l’eccellenza della qualità è rappresentata proprio dagli oli extravergini, i quali devono possedere un’acidità non superiore a 0,8 grammi di acido oleico su 100 grammi di olio. L’olio definito semplicemente vergine può invece avere un’acidità fino a 2 grammi di acido oleico su 100 grammi di olio.

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