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Paolo Lauciani racconta la sua Grande Italia dei Vini

Paolo Lauciani racconta la sua Grande Italia dei Vini

Professore di greco e latino amante da sempre del vino e della sua storia. Ufficialmente Sommelier dal 1992, docente di corsi per la Fondazione Italiana Sommelier.

L’abbiamo visto la prima volta in televisione quando, all’interno del Tg5 di Enrico Mentana, raccontava il vino e le sue caratteristiche nella Rubrica dedicata alle prelibatezze della tavola “Gusto”.

L’abbiamo ritrovato nel programma televisivo dedicato alla cucina, condotto inizialmente da Antonella Clerici e adesso da Elisa Isoardi e Claudio Lippi, la Prova del Cuoco, in onda tutti i giorni su Rai 1 nel quale, tutti i martedì, ci consiglia il giusti abbinamento tra buon vino e buon cibo.

Paolo Lauciani, uomo poliedrico che tra le tante passioni annovera anche quella per i sigari ei distillati, sui quali tiene dei corsi presso la FIS, Fondazione Italiana Sommelier, ha accettato di raccontare come nasce il progetto, già presentato alla stampa nel mese di luglio 2019, “La Grande Italia dei Vini”, e come questo stia sviluppandosi divenendo, ufficialmente a dicembre, anche e-commerce per l’acquisto delle etichette raccontate e descritte da Paolo stesso.

Io l’ho incontrato al ristorante “Ai Beati” durante le riprese, con il Vermentino di Gallura superiore Az. Giogantinu, dedicate alla nuova app, già disponibile gratuitamente per i sistemi operativi Android e IOs, “La grande Italia dei Vini”.

 

Paolo, quando scopri la passione per il mondo del vino?

Questa passione esiste in me da sempre, anche se continuo a essere un professore di greco e latino. Il vino, però, fa parte della nostra cultura come la civiltà greca e la civiltà latina e mi piace pensarle come due facce della stessa medaglia. Poi ti dirò che, parlando della letteratura latina e greca, gli spunti sul vino non mancano.

Il vino, il suo mondo e la nascita di un’applicazione gratuita. Come inizia tutto questo?

Io ho cominciato a parlare di vino in video nel 2002 all’interno del Tg5, con la rubrica Gusto.

Fu un successo: con Gusto si aveva un cospicuo spazio televisivo, inoltre la collocazione oraria della trasmissione favoriva questo momento dedicato alla convivialità. Il tutto avveniva durante il tg dell’ora di pranzo e grazie a questa serie di circostanze favorevoli toccavamo punte di cinque milioni e mezzo di contatti: è stato un momento di sdoganamento del vino senza precedente.

Quello è stato un periodo di grande visibilità, grazie alla felice intuizione della coppia televisiva Mentana – Sposini.

Poi ci sono state altre produzioni fino ad arrivare in Rai con La prova del cuoco.

Verissimo. Ci tengo a sottolineare che la mia avventura televisiva è iniziata per gioco e per alcuni versi è rimasta tale. I miei interventi sono pro bono della Fondazione (FIS) è devo dire che è un’esperienza interessante e divertente.

Mentre l’applicazione La grande Italia dei vini?

L’idea è nata in itinere. Sono stato chiamato da diverse produzioni per interventi che spiegassero il mondo del vino e le caratteristiche delle diverse etichette. Da li ha preso piede l’idea di realizzare un prodotto accessibile a tutti che desse subito risposta a storie, territori, curiosità, accostamenti ed etichette.

Si trattava, però, di capire come farla.

Trattare soltanto le denominazioni sarebbe stato riduttivo, allora abbiamo pensato di fare una selezione dei vini più significativi, ma non necessariamente più costosi: da quelli più quotidiani a quelli più impegnativi, anche dal punto di vista del prezzo, ma che rappresentassero qualcosa di importante, ossia la sinergia che si crea tra uomo e territorio, che si declina nella realizzazione di una grande etichetta.

Siamo ancora in “in divenire”, nel senso che abbiamo iniziato le riprese ma ancora stiamo sviluppando il progetto. L’app ha avuto il suo avvio con centosessanta vini ma, stiamo ancora registrando per allargare ulteriormente gli

orizzonti

La concorrenza vi spaventa?

Io ho una visione diversa. Mi occupo del racconto di un prodotto che ci accompagna da sempre e, per quanto sia consapevole che la concorrenza esiste, ammetto che mi concentro sulla mia parte e lascio la promozione a chi ha maggiore competenza in merito.

Dietro a ogni vino c’è una storia

Dietro a ogni vino c’è una storia. La storia di una famiglia, di una passione tramandata, di metodi creati, migliorati e applicati. Dietro a ogni vino c’è la storia di un territorio, c’è la storia di uomini e donne che questo territorio lo vivono, magari da generazioni. Così il vino diventa il testimonial più significativo per raccontare la cultura dei nostri territori, una cultura che ci appartiene.

Quindi scaricando l’app non abbiamo solo informazioni tecniche?

Assolutamente no.

All’interno dell’app si considera non solo il prodotto ma, anche la famiglia produttrice e il territorio di appartenenza. Considera, poi, che io sono molto istintivo e quello che devo dire lo dico anche in “presa diretta”: cambiando il vino, cambia spesso il tipo di racconto.

Anche se all’apparenza sembra una semplice applicazione dedicata genericamente al vino, in realtà, al suo interno, abbiamo un ampio spettro d’informazioni sia dal punto di vista organolettico – che varia a seconda del vino, perché ognuno ha la sua personalità, sia per quanto concerne gli abbinementi con il cibo.

I vini che troviamo in app sono di tutta Italia?

Sì. In Italia abbiamo più di 35.000 cantine e 450 vitigni, i nostri territori – da Aosta a Pantelleria – sono davvero diversi. Ovviamente ci deve essere la voglia da parte dei produttori di farsi raccontare ma, fatto fermo questo punto, il prodotto vino e il mondo al quale appartiene è una miniera di storie da raccontare.

Ogni progetto ha le sue difficoltà: nella Grande Italia dei Vini qual è?

Dietro a quel minuto e mezzo che si vede in app c’è tanto lavoro.

All’interno della Grande Italia dei Vini abbiamo etichette molto conosciute ma anche grandi vini con etichette poco note. Di conseguenza, inizialmente, le aziende che hanno bisogno di essere maggiormente spinte dal lato branding si ritrovano a non avere lo stesso riscontro di altri nomi noti.

Teniamo presente, però, che questo è un modo nuovo e diverso per le cantine di parlare dei loro prodotti e quindi di farsi maggiormente conoscere. Noi stiamo al passo con questi tempi in cui non si propone più soltanto la brochure cartacea ma, si è sempre on line con la descrizione visiva del “chi siamo” e “cosa produciamo”. Come dire? Un modo moderno per parlare di vino

Nel raccontare il vino fai anche accostamenti col cibo?

Questo sempre. Ciascun vino raccontato in video ha delle indicazioni collegate al cibo, anche perché nell’ottica della nostra cultura il buon bere si accompagna sempre al buon mangiare.

In Italia il vino è diventato una scelta edonistica: noi scegliamo un bicchiere di vino per avere qualcosa di più durante il pasto, possiamo tranquillamente dire che il vino trova la sua massima espressione quando accompagna il piatto giusto

Secondo te, un punto debole del mondo del vino in Italia?

Sicuramente la comunicazione. Noi abbiamo una carenza secolare nella comunicazione del vino: al di là della via tecnica attraverso la quale si può realizzare questa comunicazione, il nostro gap si svela quando guardiamo il modo di descrivere i propri prodotti da parte, ad esempio, dei francesi. Loro “comunicano” in maniera eccellente il loro vino e hanno cominciato a farlo almeno tre secoli prima di noi, da sempre enfatizzando il valore del territorio che trova la sua rappresentazione nel vino.

Le denominazioni sono nate in Italia come “fotografie” di uno stato di fatto e non sono mai state viste come stimolo per migliorare la qualità del vino. Il risultato è che ci sono molti vini italiani che sono al di fuori delle DOC o delle DOCG, ma che sono di gran lunga più buoni, conosciuti e apprezzati rispetto a moilti che appartengono a una specifica denominazione.

In Francia questo non accade: tutti i loro vini più importanti fanno parte di un sistema di denominazione che è stata costruita con criteri differenti.

Noi dobbiamo imparare a “esportare territorio”, perché questa è la nostra unicità.

La più grande soddisfazione lavorativa

Avere riscontri frequenti da persone che attraverso i miei “racconti”, attraverso le mie descrizioni, hanno scoperto la passione per il vino e per il suo mondo.

Professore di greco e latino amante da sempre del vino e della sua storia. Ufficialmente Sommelier dal 1992, docente di corsi per la Fondazione Italiana Sommelier.

L’abbiamo visto la prima volta in televisione quando, all’interno del Tg5 di Enrico Mentana, raccontava il vino e le sue caratteristiche nella Rubrica dedicata alle prelibatezze della tavola “Gusto”.

L’abbiamo ritrovato nel programma televisivo dedicato alla cucina, condotto inizialmente da Antonella Clerici e adesso da Elisa Isoardi e Claudio Lippi, la Prova del Cuoco, in onda tutti i giorni su Rai 1 nel quale, tutti i martedì, ci consiglia il giusti abbinamento tra buon vino e buon cibo.

Paolo Lauciani, uomo poliedrico che tra le tante passioni annovera anche quella per i sigari ei distillati, sui quali tiene dei corsi presso la FIS, Fondazione Italiana Sommelier, ha accettato di raccontare come nasce il progetto, già presentato alla stampa nel mese di luglio 2019, “La Grande Italia dei Vini”, e come questo stia sviluppandosi divenendo, ufficialmente a dicembre, anche e-commerce per l’acquisto delle etichette raccontate e descritte da Paolo stesso.

Io l’ho incontrato al ristorante “Ai Beati” durante le riprese dedicate alla nuova app, già disponibile gratuitamente per i sistemi operativi Android e IOs, “La grande Italia dei Vini”.

Paolo, quando scopri la passione per il mondo del vino?

Questa passione esiste in me da sempre, anche se continuo a essere un professore di greco e latino. Il vino, però, fa parte della nostra cultura come la civiltà greca e la civiltà latina e mi piace pensarle come due facce della stessa medaglia. Poi ti dirò che, parlando della letteratura latina e greca, gli spunti sul vino non mancano.

Il vino, il suo mondo e la nascita di un’applicazione gratuita. Come inizia tutto questo?

Io ho cominciato a parlare di vino in video nel 2002 all’interno del Tg5, con la rubrica Gusto.

Fu un successo: con Gusto si aveva un cospicuo spazio televisivo, inoltre la collocazione oraria della trasmissione favoriva questo momento dedicato alla convivialità. Il tutto avveniva durante il tg dell’ora di pranzo e grazie a questa serie di circostanze favorevoli toccavamo punte di cinque milioni e mezzo di contatti: è stato un momento di sdoganamento del vino senza precedente.

Quello è stato un periodo di grande visibilità, grazie alla felice intuizione della coppia televisiva Mentana – Sposini.

Poi ci sono state altre produzioni fino ad arrivare in Rai con La prova del cuoco.

Verissimo. Ci tengo a sottolineare che la mia avventura televisiva è iniziata per gioco e per alcuni versi è rimasta tale. I miei interventi sono pro bono della Fondazione (FIS) è devo dire che è un’esperienza interessante e divertente.

Mentre l’applicazione La grande Italia dei vini?

L’idea è nata in itinere. Sono stato chiamato da diverse produzioni per interventi che spiegassero il mondo del vino e le caratteristiche delle diverse etichette. Da li ha preso piede l’idea di realizzare un prodotto accessibile a tutti che desse subito risposta a storie, territori, curiosità, accostamenti ed etichette.

Si trattava, però, di capire come farla.

Trattare soltanto le denominazioni sarebbe stato riduttivo, allora abbiamo pensato di fare una selezione dei vini più significativi, ma non necessariamente più costosi: da quelli più quotidiani a quelli più impegnativi, anche dal punto di vista del prezzo, ma che rappresentassero qualcosa di importante, ossia la sinergia che si crea tra uomo e territorio, che si declina nella realizzazione di una grande etichetta.

Siamo ancora in “in divenire”, nel senso che abbiamo iniziato le riprese ma ancora stiamo sviluppando il progetto. L’app ha avuto il suo avvio con centosessanta vini ma, stiamo ancora registrando per allargare ulteriormente gli orizzonti

La concorrenza vi spaventa?

Io ho una visione diversa. Mi occupo del racconto di un prodotto che ci accompagna da sempre e, per quanto sia consapevole che la concorrenza esiste, ammetto che mi concentro sulla mia parte e lascio la promozione a chi ha maggiore competenza in merito.

Dietro a ogni vino c’è una storia

Dietro a ogni vino c’è una storia. La storia di una famiglia, di una passione tramandata, di metodi creati, migliorati e applicati. Dietro a ogni vino c’è la storia di un territorio, c’è la storia di uomini e donne che questo territorio lo vivono, magari da generazioni. Così il vino diventa il testimonial più significativo per raccontare la cultura dei nostri territori, una cultura che ci appartiene.

Quindi scaricando l’app non abbiamo solo informazioni tecniche?

Assolutamente no.

All’interno dell’app si considera non solo il prodotto ma, anche la famiglia produttrice e il territorio di appartenenza. Considera, poi, che io sono molto istintivo e quello che devo dire lo dico anche in “presa diretta”: cambiando il vino, cambia spesso il tipo di racconto.

Anche se all’apparenza sembra una semplice applicazione dedicata genericamente al vino, in realtà, al suo interno, abbiamo un ampio spettro d’informazioni sia dal punto di vista organolettico – che varia a seconda del vino, perché ognuno ha la sua personalità, sia per quanto concerne gli abbinementi con il cibo.

I vini che troviamo in app sono di tutta Italia?

Sì. In Italia abbiamo più di 35.000 cantine e 450 vitigni, i nostri territori – da Aosta a Pantelleria – sono davvero diversi. Ovviamente ci deve essere la voglia da parte dei produttori di farsi raccontare ma, fatto fermo questo punto, il prodotto vino e il mondo al quale appartiene è una miniera di storie da raccontare.

Ogni progetto ha le sue difficoltà: nella Grande Italia dei Vini qual è?

Dietro a quel minuto e mezzo che si vede in app c’è tanto lavoro.

All’interno della Grande Italia dei Vini abbiamo etichette molto conosciute ma anche grandi vini con etichette poco note. Di conseguenza, inizialmente, le aziende che hanno bisogno di essere maggiormente spinte dal lato branding si ritrovano a non avere lo stesso riscontro di altri nomi noti.

Teniamo presente, però, che questo è un modo nuovo e diverso per le cantine di parlare dei loro prodotti e quindi di farsi maggiormente conoscere. Noi stiamo al passo con questi tempi in cui non si propone più soltanto la brochure cartacea ma, si è sempre on line con la descrizione visiva del “chi siamo” e “cosa produciamo”. Come dire? Un modo moderno per parlare di vino

Nel raccontare il vino fai anche accostamenti col cibo?

Questo sempre. Ciascun vino raccontato in video ha delle indicazioni collegate al cibo, anche perché nell’ottica della nostra cultura il buon bere si accompagna sempre al buon mangiare.

In Italia il vino è diventato una scelta edonistica: noi scegliamo un bicchiere di vino per avere qualcosa di più durante il pasto, possiamo tranquillamente dire che il vino trova la sua massima espressione quando accompagna il piatto giusto

Secondo te, un punto debole del mondo del vino in Italia?

Sicuramente la comunicazione. Noi abbiamo una carenza secolare nella comunicazione del vino: al di là della via tecnica attraverso la quale si può realizzare questa comunicazione, il nostro gap si svela quando guardiamo il modo di descrivere i propri prodotti da parte, ad esempio, dei francesi. Loro “comunicano” in maniera eccellente il loro vino e hanno cominciato a farlo almeno tre secoli prima di noi, da sempre enfatizzando il valore del territorio che trova la sua rappresentazione nel vino.

Le denominazioni sono nate in Italia come “fotografie” di uno stato di fatto e non sono mai state viste come stimolo per migliorare la qualità del vino. Il risultato è che ci sono molti vini italiani che sono al di fuori delle DOC o delle DOCG, ma che sono di gran lunga più buoni, conosciuti e apprezzati rispetto a moilti che appartengono a una specifica denominazione.

In Francia questo non accade: tutti i loro vini più importanti fanno parte di un sistema di denominazione che è stata costruita con criteri differenti.

Noi dobbiamo imparare a “esportare territorio”, perché questa è la nostra unicità.

La più grande soddisfazione lavorativa

Avere riscontri frequenti da persone che attraverso i miei “racconti”, attraverso le mie descrizioni, hanno scoperto la passione per il vino e per il suo mondo.

 

 

 

 

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