Vita da Chef, Michael Esposito VS Mr Proseccone

Vita da Chef, Michael Esposito VS Mr Proseccone
Sono passati molti anni da quando mio nonno, Gino Esposito, ci ha lasciato. Lui mi ha insegnato moltissimo, era uno spirito libero.

Vita da Chef, Michael Esposito VS Mr Proseccone

Sono passati molti anni da quando mio nonno, Gino Esposito, ci ha lasciato. Lui mi ha insegnato moltissimo, era uno spirito libero.

A mio nonno piaceva la libertà, per lui era una parte fondamentale per iniziare a percorrere qualsiasi cammino lavorativo ma non solo, era un uomo dai sani principi che vedeva nella libertà la possibilità di scegliere il modo più personale possibile per vivere la vita.Mio nonno era una persona concreta ma aveva uno spiccato senso ironico e non amava “l’immobilità” credeva, invece, che l’errore, lo sbaglio insito nelle scelte quotidiane,fosse fondamentale per definirsi usando l’errore stesso per migliorare il proprio operato. 

Era innamorato della buona cucina, della vita e tal volta anche dei suoi mille imprevisti ma credeva nelle potenzialità dell’essere umano e nei rapporti che si possono creare. Avevo tredici-quattordici anni quando stavo accanto a lui in cucina a guardarlo mentre, con abilità, tagliava pomodori e sfilettava pesce per preparare quelli che sono ancor oggi i piatti tipici della tradizione mediterranea.

Mi diceva “Michael devi sempre trattare il cibo con dignità”. Io rimanevo estasiato nel guardare quei movimenti leggeri e veloci ma al contempo decisi mentre con un angolo della mia mente cercavo di capire quale fosse il legame tra le sue parole e il pesce che a fine giornata avrei mangiato.

 

Many years have passed since my grandfather, Gino Esposito, left us.He taught me a lot, he was a free spirit.

My grandfather liked freedom, for him it was a fundamental part to start walking any career path but not only that, he was a man with sound principles who saw in freedom the possibility of choosing the most personal way possible to live life.

My grandfather was a concrete person but had a strong ironic sense and did not like “stillness” he believed, instead, that error, the mistake inherent in daily choices,was essential to define oneself using the error itself to improve one’s work He was in love with good food, with life and sometimes even with its thousand unexpected events but he believed in potential of the human being and in the relationships that can be created.

I was thirteen or fourteen when I was next to him in the kitchen watching him skilfully cut tomatoes and fillet fish to prepare what are still today the typical dishes of the Mediterranean tradition. He told me “Michael you must always treat food with dignity”.

I was ecstatic in watching those light and fast movements but at the same time decided while with a corner of my mind I tried to understand what was the link between his words and the fish that I would eat at the end of the day.