Uomo

Un’emozione che profuma di erba e terra rossa

Con la bella stagione si aprono “le porte” di alcuni sport di matrice straniera che, però, anche nel nostro paese hanno saputo guadagnarsi “posti di rispetto”. Uno di questi sport è il Baseball noto nell’immaginario collettivo come lo sport americano per eccellenza, che ha trovato in Italia un  pubblico appassionato che, oltre a seguirlo via televisione o web nella sua versione originale quindi attraverso le possibilità offerte da Dazn, tenta, stagione dopo stagione, di praticarlo.

Al seguito la testimonianza, mediante un racconto appassionato, di chi la pasione per questo sport non l’ha messa da parte, ma anzi la usa come motore per spronare se stesso verso una “battuta” che superi i fasti passati.

Profumo di erba e terra rossa. Voci calde, amiche e nemiche, che si ovattano sempre più fino a sparire dalla mia testa, lasciandomi solo con il respiro e con i pensieri.

Una divisa stretta che mi fa capire come gli anni della “perfetta forma fisica” siano distanti.

Una divisa che appartiene ad un club che era sempre stato per me un “rivale storico” e che ora mi regala la stupenda opportunità di poter, nuovamente, provare a giocare quello che ho sempre considerato lo sport più bello del mondo.

Mentre muovo passi pesanti verso il box di battuta mi rendo conto di sentirmi come un “vecchio che tenta di stare al passo con i giovani” che quindi non è fast, è solo slow.

La tensione mi fa serrante, forse più del dovuto, mentre la mano ora è sull’impugnatura della mazza.

Per alcuni istanti mi “rivedo”, dodici anni prima, mentre mi avvio per prendere posizione.

Lo Spike destro che scava una piccola buca sulla terra del box, la mano sinistra che sale a schiacciare bene il caschetto sulla testa e poi scende a stringere la gomma della mazza.

“È solo una partita tra amici! Non devi essere nervoso!” mi ripeto.

Con che faccia?

Sono sempre stato nervoso durante i miei anni di baseball.

Ogni volta che arrivavo al box ero in apnea, “senza” aria.

Ho impiegato qualche anno per capire che non si trattava di nervosismo ma di Adrenalina.

Amavo stare lì e guardare negli occhi il lanciatore.

Non sono mai stato un fuoriclasse ma, di sicuro, sono sempre stato “uno che non molla.”

Alzo la mazza, facendola passare davanti al mio viso.

La guardo per un istante, lo stesso in cui le voci ovattate e scomparse “riappaiono” al mio udito.

Luccica, la mazza, come se fosse fatta d’argento.

Sento degli incitamenti, delle frasi scherzose e delle “prese in giro” poi tutto tace.

Il lancio parte.

Moscio, a parabola, quasi ridicolo per uno che era abituato ai lanci diretti del fast!

Eppure, mano a mano che la palla si avvicina cadendo verso di me, sembra farsi più insidiosa.

La paura di fare la “classica figuraccia” mi fa allentare per un istante la presa.

Un istante solo, però.

Il piede sinistro avanza sicuro verso la sfera gialla, le braccia indietreggiano e in un minimo le spalle, le braccia ed i fianchi compiono una torsione secca.

La mazza impatta sulla superficie della palla, come se non aspettasse altro, producendo quel suono inimitabile che mi emoziona al cuore e contemporaneamente le orecchie rivelano, nuovamente, tutte le voci che tornano a riempirmi l’udito.

Completo lo swing fino a far arrivare la punta della mazza a toccarmi la schiena.

Mi apro!

Errore di sempre.

In passato le palle basse e esterne erano state la mia fregatura.

Questa volta, per fortuna, non era successo.

La palla, scacciata via dalla mia area strike, vola sopra l’interbase e cade alla destra dell’esterno sinistro compiendo una curiosa curva.

Corro o meglio, ci provo.

Arrivo alla seconda base e mi fermo, in piedi, su di essa.

 

Una sensazione da me sempre preferita, fin da bambino.

Il respiro affannoso, di chi è totalmente fuori forma, mi fa assomigliare ad una specie di “asmatico”.

Poco importa perché sono contento anzi, felice.

Grazie Rivali di un tempo e Compagni di adesso.

Spero di tornare a breve.

by Massimiliano Gagno

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