Moda

Roberta Camerino o Roberta di Camerino?

Storico marchio del mondo della moda, Roberta di Camerino nasce nel secondo dopoguerra. Divenuto un brand famoso nel mondo del fashion, anche a livello internazionale, grazie anche alla produzione di tailleur con motivi di stile trompe-l’oeil  e per le borse da donna in velluto a comparti verdi, rossi e blu e ricamate in oro e a stemmi. Fondatrice della griffe che da sempre porta il nome della figlia e creatrice di uno dei pezzi divenuto un must fu Giuliana Coen Camerino, madre della Signora Roberta Camerino.

In una Venezia soleggiata ma dall’aria frizzante Incontriamo Roberta.

La signora Camerino apre la sua casa a LmFpress.it  per raccontare, facendoci emozionare, dei pezzi di vita vissuti al fianco di una madre imprenditrice che ha lasciato, come catene nel DNA della sua discendenza, l’estro e la creatività.

“Io ho iniziato a lavorare a 18 anni. Mia madre,  come donna famosa era anche faticosa e senza volerlo mi schiacciava. All’interno dell’azienda ho dovuto trovare l’identità, quella di Roberta Camerino fatta di carne ed ossa.

Essere Roberta Camerino non è stato facile. Sono una persona timida, contrariamente a quanto sembra, ma alla fine ci sono riuscita”.

 

Com’è stato crescere con un nome così famoso?

Avere un nome così è stato impegnativo. La mamma era una Tosta, ma io, però, preferivo stare dietro le quinte. Per un figlio d’arte, come ad esempio i figli degli attori, è diverso. Loro hanno solo il cognome che li accomuna io, invece, sono “l’azienda”.

Il Lavoro affianco a sua madre

Ho iniziato a lavorare in azienda a diciotto anni, mi sono occupata della parte commerciale per vent’anni. Solo dopo quell’esperienza ho iniziato a disegnare la linea per i bambini insieme ai giocattoli e ai mobili.

La mamma era assolutista, quando suggerivo qualcosa faceva finta d’ignorarla per dopo descriverla come una sua creazione.

Preferivo stare dietro le quinte.

Era un modo di vivere così. La mia mamma era talmente forte, il genio di famiglia, era normale dire o fare per lei. Noi a casa non ci pensavamo neppure, era semplicemente così.

 

Con il carattere “assolutista” che aveva sua madre, si è mai sentita di dover fare delle scelte più per obbligo che per piacere? 

Dov’era possibile cercavo di mediare e ci riuscivo abbastanza, però, davanti c’era sempre il bene dell’azienda. Delle volte la mia soddisfazione arrivava dopo. Tutto veniva svolto con grosse difficoltà, chiaramente, perché la mamma era una donna sicura e decisa.

 

 

Il rapporto con suo padre?

Mio padre è mancato troppo giovane. Era eccezionale.

La sua scomparsa ha rovinato tutti, anche la mamma. Per me è stato devastante, ma che posso dire? alla fine si va avanti. Questa è la vita.

Di lui posso dire che per la famiglia aveva lasciato tutto, in primis il lavoro in banca. Lui ha aiutato la mamma nella sua professione, soprattutto all’inizio l’ha sostenuta in tutto.

La bravura della mamma non la nega nessuno, ma era un genio e come tale non guardava i soldi o i mondi complementari attorno, ecco che qui interveniva papà.

Una delle domande mie e di mio fratello è “se al posto di papà avesse avuto un altro uomo come sarebbero andate le cose”?

 

La “normalità” in casa Camerino vissuta da Roberta

Nella mia realtà, nella mia quotidianità, era normale che mamma si eclissasse nel suo mondo quando doveva disegnare.

Ho solo un ricordo che, ammetto, mi crea dispiacere e cioè mamma che andava con le amiche a fare shopping e non con me.

Io andavo con papà, con i nonni oppure con le signorine. Non ho mai dato delle colpe per questo anche perché per me era la Normalità.

Quando mamma prima di morire stette male, si riavvicinò molto a noi, il rapporto da allora divenne così diverso che io per alcuni aspetti facevo fatica a riconoscerla.

Ad esempio, ricordo che quando doveva operarsi alle vene decise liberamente che si sarebbe fatta operare anche al ginocchio.

All’epoca aveva più di 80 anni.

Eravamo a fine anno e ricevetti una telefonata dove mi si chiedeva di andare a parlare con i dottori.

Ovviamente all’inizio le dissi che, conoscendo già quale fosse il pensiero dei suoi figli, io non avrei avuto nulla da dire al dottore quindi non sarei partita ma lei insistette e alla fine io andai.

Ricordo che il dottore mi disse chiaramente che lei voleva il consenso e quando io le dissi “mamma

sei in grado d’intendere e volere, fai come vuoi”, lei fece l’intervento.

Col senno del poi credo che un intervento di tante ore ad una età così importante abbia causato i suoi effetti

 

La borsa Bagonghi

Le idee erano sempre sue. La Bagonghi è stata realizzata prima che io nascessi, ma tutto era merito suo assolutamente. La borsa è stata una creazione sua che dopo si è rivelata intramontabile.

 

Lavorando insieme è mai successo sua madre dicesse “non lo rifarei più”

Quando mamma faceva qualcosa era perché aveva riflettuto ed era convinta, indietro non si tornava.

 

Se avesse avuto occasione avrebbe scelto un altro lavoro?

Il lavoro in azienda a quei tempi era un lavoro, non mi dava dispiacere ma, vero è anche che, apparteneva ad una routine e di conseguenza come tale lo vivevo.

In quel momento mi andava bene

Comunque mi sono fatta questa domanda tante volte, ma credo che in quel momento mi andasse bene così. Magari ripensandoci avrei potuto dire cambio, ma evidentemente mi andava bene così.

 

La vita in una azienda di famiglia la ha fatto rinunciare a qualche amore?

Conobbi mio marito per caso e devo dire che mi corteggiò per un anno prima di dichiararmi innamorata di lui. Mi sono sposata a 19 anni e sono stata felice del mio matrimonio.

Solo dopo le nozze venni a sapere che mio marito, da celibe, andava a caccia con mio nonno, ma prima ancora che mio suocero, il padre di mio marito, era il miglior amico di mio nonno, strana la vita.

 

Questa cosa non l’ho detta a mamma e neppure a papà, ma avrei dovuto farlo

Le posso dire che l’unica cosa che mi dispiace è che lei sia mancata senza che io abbia mai potuto chiederle il “perché” di alcuni atteggiamenti, ma poi penso che anche questo faceva parte della sua vita e di conseguenza la rispetto.

 

“Roberta” come Grande Amore

Indubbiamente. Mi ha voluto un bene infinito. Negli ultimi anni ha sempre voluto me.

Gli anni dell’infanzia e della giovinezza per me sono stati caratterizzati dalla presenza di una famiglia che in tutto mi è stata vicina supplendo, quando serviva, alle mancanze della mamma. I nonni, gli zii, mio padre più di tutti.

Ecco la mia carenza affettiva l’ho quando mio padre ci ha lasciati.

Vi dirò una cosa, ancora adesso ho un legame fortissimo con mio padre.

Da sempre vado a trovarlo al cimitero e lì, con lui, trovo una pace interiore indescrivibile.

Quando la mamma mancò mi ritrovai dopo qualche giorno ad andare al cimitero e mentre andavo pensavo “sarò la stessa cosa, adesso, andare a trovare papa?”

Mentre camminavo lungo il viale che portava fino alla loro tomba, in cielo vidi una “gigantografia” di papà e mamma in gondola, dentro di me dissi “l’hanno mandato loro”.

Li ho capito che erano insieme in pace, anche perché papà è stato il grande amore di mamma. Questo mi ha sollevata e sono andata trovarli in pace.

 

 

Schegge di R

Partiamo dicendo che io all’inizio non ero d’accordo affinché venisse pubblicato perché non sono una scrittrice e poi non sono abituata a stare in primo piano, a farmi vedere in prima linea.

Comunque è venuto fuori un libro carino con foto inedite in cui racconto non la storia di mamma, ma alcuni episodi di vita mia con la mamma. Questo fa la differenza.

 

Adesso che tutti possono leggere il libro ha mai pensato “questo avrei dovuto spiegarlo meglio”?

Gli anni ‘80 furono difficili per il rapporto tra me e mamma.

era il periodo in cui lei era uscita col libro “R come Roberta” ed io volevo, per dispetto, scrivere un libro dal titolo “Roberta come R”. Avevo anche iniziato a scrivere ma più andavo avanti più capivo che tutta questa voglia di “fare dispetto” dipendeva da una mia situazione di vissuto quotidiano con mamma, allora abbandonai.

Quando, però, mamma non ci fu più mi ritrovai a dover cercare delle carte e tra i tanti fogli ritrovai le pagine scritte a quegli anni. Rileggendole le trovai divertenti e ammetto che pensai “sarebbe carino scrivere un libro in onore della mamma” a quel punto chiamai Federica Repetto, mia cara amica, e il viaggio inizio.

All’interno ci sono le foto inedite di mamma collegate agli episodi che le caratterizzano.

Ho impiegato del tempo per essere pronta alla pubblicazione, non perché parlavo della mamma ma perché dentro si trovavano parti di me. Io sono sempre stata una persona riservata, questo è stato lo scoglio maggiore da superare.

 

 

I progetti e il futuro

Probabilmente l’estro creativo mi scorre nelle vene e per questo motivo che con mia figlia abbiamo deciso di produrre una nuova linea di borse, il brand è Dadhai.

Abbiamo scelto questo nome perché così è come mio nipote chiamava Babbo Natale. Devo dire che è un’avventura faticosa perché il mondo è cambiato, ma ciò non toglie che ci mettiamo tutta la nostra buona volontà.

 

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