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Marco Lando e la fotografia

Una passione che col tempo diventa un modo di comunicare il proprio modo di vedere e di vivere la vita. Marco Lando, artista della fotografia, ci racconta come dopo un percorso iniziato nel teatro decide di votare la sua visione artistica all’obbiettivo di una macchina fotografica. Ad oggi le sue fotografie le possiamo trovare nelle Gallerie d’Arte di New York perché l’arte non è solo della nazione di colui che la crea ma è proprietà del mondo intero

Marco, come nasce la passione per la fotografia?

Sono stato sette anni a New York dove ho studiato teatro. In quegli anni ho toccato con mano tutti gli aspetti della produzione teatrale ma confesso che non mi sentivo soddisfatto, mancava qualcosa. Quel “qualcosa” l’ho riempito traducendo quello che avevo appreso in “prodotto fotografico”

Il processo creativo non è cambiato, quando fotografo un soggetto porto a compimento la realizzazione di una storia, un po’ come si fa a teatro, solo che in questo caso il lavoro finito è del tutto la mia visione. Ciò a prescindere dal fatto che la composizione sia creata al computer o in uno studio fotografico con modelli o attori.

L’opera più bella?

Non saprei. Il modo in cui percepiamo le cose cambia; c’ è una sorta processo di decantazione necessario per capire il valore delle cose; un lavoro in apparenza solido può risultare irrilevante dopo qualche anno o viceversa.

Hai mai pesato di creare collaborazioni con testate giornalistiche internazionali?

Non ci ho mai pensato. Faccio un tipo di fotografia che non si sposerebbe con quella dedicata espressamente al mondo del fashion per fare un esempio. Ma il mercato cambia, quindi mai dire mai.

E in Italia?

Ho più soddisfazione fuori. Ho la sensazione che all’estero abbiano una maggiore sensibilità verso questo tipo di prodotto, per qualche motivo sono maggiormente ricettivi, in particolar modo gli anglosassoni.

Da dove nasce l’ispirazione?

L’ispirazione arriva da temi socio/politici e religiosi che cerco di trattare in modo eversivo.

Per me prima nasce il significato; a quel punto il mio lavoro consiste per lo più nel realizzare immagini già esistenti nella mia mente; siamo fuori dagli schemi della fotografia classica; infatti le mie sono opere per lo più oniriche, cui però cerco di dare una qualità realistica e documentaristica; in questo senso la fotografia in bianco e nero non potrebbe essere più funzionale; diciamo che la fotografia per me non è altro che un mezzo.

Quali sono i progetti futuri?

Sto lavorando su nuovi progetti e sto rivisitando anche vecchie idee, inoltre, in questo periodo natalizio sarò a New York con una mostra “who’s naughty/who’s nice” e in marzo 2019 sarò con le mie opere a Dubai

By Mariangela Bonaparte

Contact by Paola Toffano

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