Julian Assange, la decisione dell’alta corte

L’Alta corte britannica deciderà se accettare il ricorso dei legali di Assange quindi evitare l’estradizione negli Stati Uniti dove rischia 175 anni di carcere

Una volta il lavoro del giornalista era considerato faticoso ma altamente nobile.
La sua caratteristica è sempre stata il raccontare i fatti a prescindere dalle difficoltà che potevano essere di tipo pratico, luoghi lontani dove si svolgevano i fatti d’interesse ad esempio, oppure pericolosamente scomode perché i fatti potevano riguardavano direttamente il “potente di turno”.
A raccontarla così si può pensare ad una favola dove il cavaliere (giornalista) senza macchia fa di tutto per salvare la sua bella (la notizia).
Si perché il perno principale in questo lavoro è la notizia, ma quella vera.
Nel corso degli anni, però, le cose hanno assunto prospettive differenti
Se una volta c’era un impegno a monte per controllare, e talvolta tenere a bada, l’operato della politica tutta e delle grandi forze che muovono l’economia, in nome della libertà d’informazione e della vertà a favore dei cittadini/lettori, oggi non possiamo dire lo stesso se non in alcuni casi che, purtroppo, si contano sulle dita di una mano.
Un caso eclatante su tutti è quello di Julian Assange.
Dal 2010 Julian Assange vive una situazione che per chi onestamente fa il lavoro di giornalista è surreale perché alla base delle accuse non abbiamo la calunnia, la diffamazione o l’offesa ma il segreto di stato.
Per chi non conoscesse la storia Julian Assange: nei primi anni del 2000 nasce Wikileaks, un sistema divulgativo in rete di notizie molto importanti per la società, insomma d’ interesse pubblico. A rendere noto, a livello internazionale, il suo cofondatore e caporedattore fu la pubblicazione di documenti statunitensi secretati ricevuti dall’ex militare Chalsea Manning riguardanti crimini di guerra.
Attualmente è detenuto nella prigione Belmarsh – Regno Unito in attesa di sapere se verrà estradato, come richiesto a più riprese dagli Stati Uniti, e quindi, per il capo d’imputazione che gli viene contestato, significa la morte in prigione.

Ma cambiamo punto di vista e analizziano quanto sta accadendo da anni

Gli Stati Uniti accusano un giornalista, che per definizione svolge il lavoro di pubblicazione di notizie d’interesse pubblico, di rivelazione di segreto di stato. Ma, allora, al militare che ha passato l’informazione e che per logica è colei che materialmente ha rivelato i segreti dello stato cos’è successo?
È stata arrestata, per la prima volta, nel 2013 e condannata a 35 anni di carcere liberata, poi, per grazia del presidente Obama nel 2017. Nel 2019 nuovamente arrestata per non aver testimoniato davanti al Grand Jury sui fatti di Wikileaks ma scarcerata nel 2022.
Fermo il fatto che assolutamente si è felici per l’epilogo della Manning c’è da domandarsi su che base Julian Assange, che altro non ha fatto che il suo lavoro, rischi 175 anni di carcere e quindi ci chiediamo se è normale che la grande democrazia americana tratti così chi, in linea col primo emendamento e con la regolamentazione che attribuisce il titolo di giornalista, compie il suo lavoro di divulgazione di fatti d’interesse pubblico.

Fonte Facebook

La legge usata, potremmo dire a pretesto, per accusare Assange di spionaggio risale al 1917 e con il caso Assange è stata la prima volta che la si è applicata nei confronti di un giornalista che, ripetiamo, per definizione ha fatto il suo lavoro pubblicando ciò che sicuramente era d’interesse pubblico ma lo stesso parametro non è stato usato per incriminare il militare che i documenti li ha trafugati incappando sicuramente in un’azione che, data la posizione lavorativa, si rileva come spionaggio.

Entro mercoledì l’Alta corte britannica deciderà se accettare il ricorso dei legali di Assange quindi evitare l’estradizione negli Stati Uniti dove rischia 175 anni di carcere.
È evidente che la decisione dell’alta corte segna la differenza tra la vita e la morte di un giornalista che purtroppo non ha avuto molte voci a favore pur non avendo commesso il crimine perché è chiaro che se vogliamo guardare nel dettaglio i fatti contestati non spettava a lui tenere “il segreto” dato che un giornalista divulga le notizie non le secreta a favore di un’informazione che dovrebbe vincere su tutto.

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