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Il Catajo restaurato torna a dare spettacolo

Racchiusa nel cuore del grandioso complesso del Catajo, la Corte dei Giganti risplende grazie ai lavori di restauro del Castello diretti dall’Architetto Cristiano Paro.

– «Una villa o un castello

– «Un teatro».

Definisce così il Catajo l’architetto Cristiano Paro e, con una sola parola, desta stupore e suggestione intorno alla storia di uno tra i più affascinanti complessi monumentali del Veneto.

Abbiamo visitato il Castello del Catajo, in provincia di Padova, assieme all’autore del progetto di restauro che ne sta riportando alla luce particolari tanto preziosi quanto sconosciuti al pubblico. Grazie alla lungimiranza del proprietario Sergio Cervellin, e all’opera sapiente della squadra di lavoro guidata dal noto architetto trevigiano, il risultato degli interventi sino ad oggi effettuati sul complesso storico si è aggiudicato il premio Villa Veneta 2018 da parte dell’Istituto Regionale per le Ville Venete.

La nostra visita parte dal grande cortile interno inferiore così come accadeva a chiunque entrasse al Catajo a partire dal 1570-73, periodo a cui risale il progetto originario dell’edificio, in seguito modificato e ampliato.

Oggi dalle pareti che racchiudono un curatissimo prato, riemergono come risvegliate da un lungo torpore, le enormi figure alle quali la Corte dei Giganti deve il suo nome. Massicci telamoni sorreggono capitelli corinzi e trabeazioni decorate a formare delle quinte architettoniche per la scena nuziale che la Corte riproponeva ovvero il matrimonio tra il Marchese Obizzi e Lucrezia Dondi dall’Orologio celebratosi nel 1629.

Ciò che possiamo ammirare ora, grazie al restautro, è solo una piccola parte di quel che furono gli affreschi originali, per la maggior parte ricoperti da intonaco a causa di un cambio di stile (più orientato all’austerità degli edifici militari) a partire dal 1800. Eppure, è quanto basta per immaginare quale tripudio di colori dovesse accogliere l’ospite al suo arrivo trasformandolo sin da subito in uno spettatore. Il restauro, infatti, consente di cogliere la chiave di lettura che riconosce nella Corte dei Giganti un teatro a cielo aperto. Non manca nulla: il fondale affrescato, le quinte laterali anch’esse affrescate, la platea e i loggioni rappresentati dalle terrazze circostanti la Corte, da cui gli ospiti assistevano a spettacoli sfarzosi e a stupefacenti naumachie. A proposito della leggenda che racconta di battaglie navali ricostruite nel cortile appositamente sommerso d’acqua, le analisi effettuate per il restauro e lo studio dei documenti storici hanno dimostrato che accadde davvero! Ma di questa storia parleremo in un altro articolo.

Insomma, sviluppandosi via via intorno alla Corte dei Giganti, l’intera struttura rispondeva al desiderio di manifestare prestigio, potenza e ricchezza. In questo senso possiamo dire che il Catajo sia stato concepito come una grande macchina teatrale dove ogni giorno andava in scena uno spettacolo autocelebrativo raccontato attraverso l’architettura.

«Il Catajo è un unicum – spiega l’arch. Paro – è una villa e un castello senza essere né interamente villa né interamente castello. I lavori di restauro conservativo e di consolidamento, l’adeguamento degli impianti e la manutenzione assumono qui proporzioni eccezionali e richiedono tempo e importanti risorse. Ogni sezione completata rappresenta un traguardo non solo per la proprietà e per chi vi lavora, ma anche per la collettività a cui viene restituito un vero e proprio tesoro storico-artistico-architettonico».

In occasione delle feste natalizie sono previste alcune aperture straordinarie del Catajo e noi di sicuro vi faremo ritorno per tenervi informati sui programmi per il futuro! Lo spettacolo continua.

Editor Adriana Maria Patella

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