Editoriale – marzo 2020

In ritardo causa coronavirus

Questa volta arrivo davvero in ritardo con l’editoriale ma come tutti voi sapete il periodo storico che stiamo vivendo non è per niente leggero e tutta questa incertezza, purtroppo, ha portato la mente a proiettarsi su piani di pensiero dedicati agli affetti più cari in assoluto tralasciando quello che fino a qualche settimana fa sembrava assorbire totalmente i pensieri.

Durante i mesi passati ho cercato in ogni editoriale di spingervi a pensare in modo differente e quindi ad agire in modo diverso al fine di portare o aggiungere qualcosa di nuovo che fosse frizzante e, ove fosse necessario, portasse brio nella vita.

Con l’avvento delle misure precauzionali assunte dalle diverse regioni a causa del covid-19 mi sono ritrovata a limitare fisicamente le uscite e gli incontri personali, come molti altri italiani, di conseguenza ho ampliato le ore passate al pc, caso mai fossero state poche, e le ore di telefonate.

Comprendo benissimo che questo stato di cose sia linfa per paura, incertezza e preoccupazione verso il futuro in particolar modo per coloro che sono già in difficoltà di salute oppure per le persone che sono avanti con gli anni ma, da buona ottimista, confido nel senso civico che caratterizza il nostro paese che può essere un primo buon passo, attuabile da tutti per aiutare gli enti preposti, per il contenimento del covid-19.

Siamo un paese democratico e la parola “Democrazia”, con la D, racchiude al suo interno tanti significati dalla libertà di espressione alla libertà di pensiero e, analizzandola nella sua totalità, possiamo tranquillamente dire che dalla sua intima essenza scaturisce quel senso di interesse per il bene proprio e del prossimo che diventa poi un intuitivo senso di collettività.

Allora cosa fare in questo periodo di Coronavirus?

A mio avviso la risposta la possiamo trovare nell’analisi personale delle nostre volontà, dei nostri bisogni e dei nostri timori per risvegliare quel senso di collaborazione che porta al rigenerarsi del bene comune.

Una cosa, però, voglio darla anche a coloro che affrontano questa situazione con leggerezza perché sono consapevoli della loro buona salute o della relativa giovane età, motivo per il quale guardano solo il proprio “giardino”.

Auspico che il loro senso civico possa trasformarsi nel rispettoso silenzio innanzi alla paura di chi è avanti con gli anni, costretto a letto oppure immunodepresso.

Però, se anche così vi sembra troppo poco per tacere allora fatelo almeno per salvare quel minimo di apparente intelligenza emotiva che vi si attribuisce.

 

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