Di cosa ti occupi esattamente?

Ma, di cosa ti occupi esattamente?”

La classica domanda quando, parlando, inizio ad elencare le considerazioni su progetti di comunicazione.
Ma, di cosa ti occupi esattamente?”

La classica domanda quando, parlando, inizio ad elencare le considerazioni su progetti di comunicazione.

Ma, di cosa ti occupi esattamente?”
La classica domanda quando, parlando, inizio ad elencare le considerazioni su progetti di comunicazione.

Ma, di cosa ti occupi esattamente?

La classica domanda quando, parlando, inizio ad elencare le considerazioni su progetti di comunicazione.

Il “di cosa ti occupi” è quello che ha “ingannato” gli italiani per bene e vi spiego perché.

La cultura nostrana vuole che la parola “ignorante” non venga mai, o quasi mai, contemplata quasi fosse un peccato che nessun pentimento può cancellare e allora, che succede?

Succede che spesso si comprende a metà il ruolo svolto dalle persone che interpelliamo per eventuali consigli su argomenti che non sono di nostra competenza e per tale motivo può succedere, ad esempio, che si confonda l’editore col distributore, il giornalista col venditore ed il consulente col grafico.

Dal momento che dichiararsi “genuinamente ignoranti” in qualcosa è considerato quasi più grave del “dire le brutte parole in chiesa” succede che l’interlocutore si approccia ai chiarimenti con scetticismo, diffidenza e un pizzico di “presunzione del sapere” su argomenti che assolutamente non gli appartengono altrimenti, che fare uno davanti all’altro?

Editoriale – di cosa ti occupi esattamente?

Torniamo quindi alla parola ignoranza; sconosciuta ufficialmente ai molti sarebbe forse la via migliore per evitare figure barbine non solo in ambito lavorativo ma, se anche la si usasse solo in quello già sarebbe un passo in avanti.

L’ignoranza arriva come un fulmine a ciel sereno, in modo particolare, nei social.

Questa viene “orgogliosamente” palesata non solo scrivendo commenti su situazioni o personaggi che non si conoscono bene o per niente, ma al minimo crearsi di un confronto, l’ignoranza, fa sì che il volano lo si sposti senza colpo ferire sulla “verità assoluta” composta dalle deduzioni personali createsi “leggendo i soli titoli di giornale”.

Fino a questo punto si potrebbe pensare ad un comportamento infantile ma c’è da fare una precisazione. L’ignoranza, quando viene difesa a costo del proprio “onore virtuale”, rischia di creare situazioni di pericolo perché la mancanza dei fondamentali, in questo caso determinata dal non conoscere le regole web, può causare veri e propri litigi online, vere diffamazioni a danno di perfetti sconosciuti, però, esistenti davvero nella vita reale e quello che sembrava una “prova di conoscenza” da parte dell’utente, ignorante, si trasforma in una causa legale con strascichi anche fastidiosi.

Quindi, cosa fare se non riusciamo a colmare le lacune web prima di improvvisarci commentatori dell’on line?

Personalmente vi direi di placare gli animi perché, anche nella vita reale, l’insulto non ha mai portato grandi benefici ma volendo essere più specifici vi suggerisco di leggere l’intervista all’avvocatessa esperta di diritto del web Alberta Antonucci, Fondatrice e Managing Partner dello studio legale On The Web Side.

Per alcuni, forse, potrebbe essere tardi avere informazioni specifiche sul mondo digital al fine di evitare strafalcioni ma almeno, volendo vedere il lato positivo, saprete chi contattare nel caso serva porgere delle “scuse formali” per un errore on line