Danno da vacanza rovinata

Siete tornati dalle vacanze più stressati di quando siete partiti? Ciò che avevate programmato non è andato come previsto? Anche se in molti di noi la parola vacanza evoca il periodo estivo, non è fuori luogo parlare di “danno da vacanza rovinata” in riferimento al periodo natalizio appena trascorso.

Se avete comprato un “pacchetto vacanza” e vi è stato un inadempimento rispetto a quanto pattuito, potrete chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, tra i quali potrebbe essere ricompreso il “danno da vacanza rovinata”.

Ma in cosa consiste? Gli anglosassoni parlano di “emotional distress”, cioè di uno stato di delusione per non aver potuto godere della vacanza prenotata. Si tratta di un danno da stress consistente nel disagio e nella frustrazione per la mancata fruizione di un periodo di svago e di relax.

La giurisprudenza, per lungo tempo ha ricondotto la sua tutela alla lesione dei diritti inviolabili di cui all’art. 2 della Cost.

Il Codice del Turismo, il D. Lgs. n. 79 del 2011, modificato dal D. Lgs. n. 62 del 2018, lo riconosce espressamente all’art. 46, correlandolo al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta, sempre che non si tratti di inadempimento di scarsa importanza ai sensi dell’art. 1455 del c.c.: i meri disservizi, infatti, non rilevano ai fini della risarcibilità di questo pregiudizio; sono stati individuati così i presupposti per ottenerne il riconoscimento.

Il disagio e la frustrazione per la mancata fruizione del periodo di vacanza hanno trovato conforto in diverse pronunce: solo per citarne alcune, il Trib. di Reggio Emilia, con sentenza n. 279 del 2013, riconosceva il diritto al risarcimento del danno da “vacanza rovinata” in ipotesi di smarrimento del bagaglio in viaggio di nozze e, quindi, di “occasione assolutamente irripetibile”; il Trib. Potenza, in una pronuncia del 2012, parlava di lesione del benessere psicofisico dovuto alle false aspettative generate dai depliant pubblicitari; e ancora, il Giudice di pace Milano, nel 2016, risarciva il disagio patito dal turista in ipotesi di soggiorno in struttura diversa da quella prescelta; il Trib. Monza, nel 2012, accoglieva la domanda risarcitoria del danno da “vacanza rovinata” nell’ipotesi in cui quanto prospettato nel pacchetto turistico “all inclusive” non corrispondeva a verità; la Cassazione, con ordinanza n. 6830 del 2017, stabiliva che il tour operator era responsabile dei danni, compresa la vacanza rovinata, in caso di rapina subita all’interno del villaggio turistico.

Di “disagio psicofisico” conseguente alla “mancata realizzazione, in tutto o in parte, della vacanza programmata” parlava anche la Cassazione nella sentenza n. 7256 del 2012.

Chiaramente, non ogni disagio sofferto dal “viaggiatore” ne legittima il ristoro, potendo essere risarciti solo quei pregiudizi che vadano oltre la soglia minima di tolleranza che il giudice di merito valuterà nel caso specifico (Cass. 14/07/2015, n. 14662) ed in riferimento ai quali sul sedicente danneggiato graverà l’onere della prova: egli dovrà allegare gli elementi di fatto dai quali si possa desumere l’esistenza e l’entità del pregiudizio, in base alla disciplina codicistica stabilita sul risarcimento del danno da inadempimento contrattuale (Cass. civ. 14/06/2016 n. 12143).

Ma chi è responsabile dei disagi sofferti a causa dell’inadempimento della prestazione inerente al pacchetto turistico?

Sia l’organizzatore del viaggio (tour operator) che l’intermediario che vende i pacchetti turistici devono garantire che l’esecuzione sia conforme a quanto sottoscritto dall’acquirente: questo stabilisce il Codice del Turismo che, a seguito delle modifiche apportate ed entrate in vigore dal primo luglio scorso, ha ampliato la tutela nei confronti del viaggiatore-consumatore, estendendola anche agli acquisti di pacchetti turistici on-line.

Una riflessione è d’obbligo: questa protezione, nata per garantire un interesse meritevole di tutela dell’individuo, rischia di sconfinare in richieste di risarcimento per liti c.d. bagatellari e non facilmente determinabili dal potere equitativo del giudice. Criticità, queste, insite nel danno non patrimoniale in cui la difficoltà della quantificazione e della tipizzazione può indurre a vantare pregiudizi irrilevanti sull’onda di una temeraria corsa al risarcimento.

Editor Dott.ssa Petra Dal Corso

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