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Carlo Marrale come Matia Bazar

Quante volte abbiamo canticchiato “per un’ora d’amore venderei anche il cuore”, magari pensando al nostro/a amato/a?

Ognuno di noi col passare del tempo può associare un determinato incontro, sia questo amoroso che lavorativo, ad un pezzo di musica. La musica, per noi italiani, è un  pò come una “cornice” all’interno della quale c’è la nostra quotidianità.

A raccontarci un pezzo di storia di uno dei gruppi che più ha fatto sognare ad occhi aperti sia uomini che donne è Carlo Marrale, fondatore e autore dello storico gruppo Matia Bazar. A lui si devono le più importanti canzoni come ad esempio “Stasera che sera”, “Ti sento” e ” Vacanze romane”, per citarne solo alcune.

Il tuo nome è fortemente legato a quello dei Matia Bazar, gruppo di cui sei stato membro fondatore. Ci puoi raccontare qualche aneddoto sulla genesi del gruppo?  

Ho conosciuto Aldo Stellita, Piero Cassano e Pucci Cochis, componenti dei Jet, a Genova nel 1969. Io ero appena rientrato dal Sud America, dopo una bellissima esperienza come chitarrista nell’orchestra di bordo dell’Enrico Costa, mentre loro da un breve tour in Danimarca. Cercavano un chitarrista e avevano sentito parlare di un ragazzo giovane che suonava bene, mi contattarono, suonammo un blues e fu subito feeling, sia umano che musicale. Iniziammo a farci conoscere nei locali della Liguria, Toscana e Piemonte e, nel ’73, arrivammo a partecipare al Festival di Sanremo con il brano “Anika na-o”. Lo stesso anno si aggiunse Antonella Ruggero e formammo i Matia Bazar con cui, nel ’75, incidemmo “Stasera che sera” e fu subito un successo nelle radio.

Fu allora che entrò anche Giancarlo Golzi alla batteria, la formazione si consolidò ed il gruppo spiccò il volo verso il successo internazionale con tournée dal Giappone, all’Unione Sovietica, Canada, Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria, Spagna, Francia, Lussemburgo Germania, Olanda Svezia, Seychelles, Thailandia, Malta, Israele, Libano, Siria, Giordania e Marocco.

Di aneddoti da raccontare ce ne sarebbero molti ma forse quello che mi è rimasto impresso accadde in Libano, dove, per una notte, fummo sequestrati sul pullman che ci riportava nei nostri alloggi, da due arabi ubriachi ed armati di Kalashnikov.

Moltissime furono le hit dei Matia Bazar, a quale brano sei maggiormente legato? 

Le canzoni per me sono come figli, pertanto un legame c’è più o meno con tutte. Tuttavia, tra le preferite, c’è sicuramente la canzone che ci ha lanciati ovvero “Stasera che sera” e poi, “Per Un’ora D’amore “, “C’è tutto un mondo intorno”, “Solo Tu” , “Ti Sento” e “Vacanze Romane”.

Nel corso degli anni hai avuto modo di collaborare con grandi artisti, fra questi anche Bruno Lauzi, ci puoi raccontare qualcosa di quell’incontro? 

Avvenne in un ristorante milanese, incontro organizzato da un editore statunitense con il quale da poco avevo iniziato dei rapporti di lavoro. Con Bruno non ci vedevamo da tempo e fu un piacere reciproco ritrovarsi. Aveva un entusiasmo contagioso e quasi subito, tra una portata e l’altra, iniziò a declamare versi di testi che stava scrivendo, ed io a canticchiargli qualche melodia che mi frullava per la testa, per gli altri avventori probabilmente eravamo da TSO, ma fu bellissimo e, praticamente a quel tavolo, nacque “Complici”, una toccante canzone che oggi eseguo sempre con forte emozione.

Recentemente hai tramutato la tua passione per la fotografia in un’attività parallela iniziando ad esporre le tue opere. Ritieni ci sia una relazione fra immagini, parole e note nella tua espressione artistica? 

Credo che siano complementari, a volte penso che alcune mie quadrigrafie, come le chiamo io, siano canzoni colorate, è un’altra parte di me che si manifesta attraverso il colore.

Qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri…? 

Di progetti in elaborazione ce ne sono sempre tanti e che riguardano sia l’aspetto musicale che quello fotografico. Sono in programma concerti estivi in cui presenterò le mie canzoni in una nuova veste ovvero introducendo negli arrangiamenti sfumature di Jazz, una testimonianza della solidità di queste melodie che non temono in passare degli anni e che ancora oggi risultano attuali. È anche in progetto un disco nuovo e, dopo il successo riscontrato al museo P.A.N. di Napoli, l’allestimento di una mia mostra personale forse nella mia Genova.

By Olivia Spatola

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