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Asolo Golf Club, la “quotidianità” nel golf

Asolo Golf Club nasce alla fine degli anni ’90.  La sua struttura con 27 buche comprende anche una piscina, tennis, calcetto, sauna e massaggi è diventato uno dei punti di riferimento per il gioco del Golf in Italia.

Ventisette buche, ma non solo.  Con i suoi progetti rivolti ai giovani che vogliono migliorare le tecniche di gioco, ma anche ai bambini che vogliono provare a capire se può essere la loro strada verso i maggiori titoli del settore, il golf club di Asolo diventa la struttura a composizione aziendale che, però, guarda ai suoi soci con disponibilità e gentilezza.

A raccontarci com’è Asolo golf club e come viene visto il gioco del golf è Luca Covi, Direttore Generale della struttura.

Quando nasce questa realtà?

Ventun anni fa nel 1997 prima si iniziò con nove buche, un campo pratica. In seguito si sono sviluppate le altre diciotto buche.

Nasce dalla passione di chi?

Questo club nasce dalla passione del nostro ex Presidente, Gilberto Benetton che con un gruppo di amici, imprenditori locali, iniziò la realizzazione di questa realtà. Quindi originariamente si partì con tre famiglie coinvolte nel progetto per poi rimanere solo di proprietà della famiglia Benetton, arrivando alla realtà di oggi con ventisette buche.

Alcuni golf club hanno i campi fatti con tappeti erbosi ad hoc, la vostra scelta?

La scelta del tappeto erboso è dettata dal clima quindi umidità e temperature e dalla conformazione del terreno.  Alcuni circoli a qualche chilometro di distanza godono di temperature medie più elevate e grazie alla vantaggiosa posizione geografica hanno cambiato il loro manto erboso in bermuda con tutti i suoi vantaggi e svantaggi. Fino ad oggi non abbiamo preso in considerazione questa “opportunità” perché da noi non esisteva i presupposti climatici per seminarla però quest’anno abbiamo valutato l’idea di provare un tipo di tappeto più resistente ecco perché, con molta probabilità, il prossimo anno inizieremo a fare delle prove sulle buche del percorso per capire se durante l’arco dell’anno il manto erboso si manterrà anche con le basse temperature.

Quante gare fate durante l’anno?

Solitamente sono dalle cento alle cento trenta. Partiamo con le gare del circolo, quelle classiche, che sono circa novanta e alcune Pro-am tra cui anche Pro am internazionali. Queste ultime appartengono ad un progetto al quale abbiamo lavorato per un paio d’anni e che abbiamo concretizzato nel 2018 per aumentare l’afflusso del turismo, in particolar modo, nel periodo di bassa stagione.

Chiaramente sono gare strutturate per professionisti che vengono con tre dilettanti. È molto interessante com’è stato studiato questo programma perché, dà movimento al circolo anche durante la settimana senza però andare in contrasto con quella che è l’attività solita del circolo.

La gara più importante?

Di sicuro è l’evento RCS, esiste da vent’anni. È un evento riferito ai dilettanti ed è la gara ad inviti più importante in Italia, al secondo posto direi il “Golden Gala” che si svolge nel periodo di luglio

I giovani come vedono il mondo del golf?

Più che come viene visto dai giovani è da chiedersi come visto dai genitori dei giovani.

Un bambino, per poter diventare un buon giocatore, dovrebbe iniziare a praticare questo sport tra gli otto e i dodici anni. Ovviamente in questa fascia d’età il bambino non ha il potere decisionale ed è anche facilmente influenzabile, di conseguenza diventa quasi scontato che si lasci trascinare da quello che vede alla televisione. Io credo che l’aspetto che penalizza il golf sia proprio come viene “presentato” in televisione, mi spiego meglio:

Altri sport sono per loro natura più dinamici, motivo per il quale anche il “racconto” diventa carico di trasporto. Ad esempio un bambino che alla televisione guarda una partita di calcio oppure di basket, noterà un pubblico molto dinamico, vede l’ovazione e di conseguenza si lascia trasportare dal gesto atletico.

Chiaramente in una gara di golf questo è molto difficile che succeda, a meno che non si tratti della “Ryder Cup”, questa gara particolare che grazie alla formula match play la rende avvincente e scatena il pubblico con un testa a testa ad ogni buca. Io stesso però faccio fatica a seguire il golf in tv.

Gli speaker che si occupano di commentare sono bravi, ma è proprio lo sport golf in quanto tale che fatica nell’essere espresso come altri. Personalmente credo nei prossimi anni le gare in televisione verranno ridotte a nove buche. A livello televisivo una gara di golf dalla prima all’ultima buca ha tempi molto lunghi, altri sport hanno tempistiche ridotte. Lo stesso tennis appartiene alla categoria degli sport con tempi lunghi motivo per il quale stanno cercando di portarlo da sei a quattro game. Per questi motivi diventa difficile che un bambino si appassioni al golf.

Spesso inoltre i genitori non sono giocatori di golf e anche questo può essere un motivo per non far nascere la passione, al contrario un parente o un genitore golfista hanno l’effetto contrario in positivo

Da circa otto anni facciamo un percorso con le scuole.  All’inizio invitavamo le classi in campo ma succedeva che i bambini, non avendo mai provato questo sport, si trovassero in difficoltà nel colpire la pallina allora nasceva l’imbarazzo che li portava a non voler più riprovare. Ecco che iniziava il “non mi piace”.

Abbiamo, quindi, capito che non era la giusta combinazione.

Adesso facciamo una serie di incontri con i bambini ma dentro le loro classi. Li creiamo empatia, fondamentale nel rapporto umano, spieghiamo le regole e con qualche “giochetto” spieghiamo di che tipo di sport si tratta. Alla fine di questi incontri passiamo alla pratica in campo ma anche qui abbiamo creato una visione differente.

Facciamo delle squadre con bambini, che sanno giocare, e istruttori. Suddividiamo le squadre per colore in modo che i bambini ospiti possano avere la loro squadra per la quale tifare, ecco che nasce la comprensione totale verso questo sport e il divertimento nel praticarlo. Diventa coinvolgente.

Secondo Giulia Sergas la Ryder Cup sarà una grande opportunità per l’Italia  

Io mi auguro che sia così. È l’evento più importante del mondo, credo sia secondo solo ai mondiali di calcio. Non vorrei che rischiasse di essere come una cometa che passa sopra le nostre teste, tutti la ammirano e dicono che è bellissima, ma una volta passata nessuno ci pensa più. I golfisti in Italia non sono molti, ma nel mondo sono tantissimi, per questo speriamo che questa manifestazione venga organizzata nel modo migliore

 La federazione, con la sua gestione delle tessere, ha influenzato negativamente questo sport?

Io la vedo così, la federazione non ha penalizzato, ma non ha neanche aiutato.

Io vedo delle lacune nella possibilità, rivolta ai soci dei circoli, di iscriversi nei campi pratica per poi avere, mediante questo, altri ingressi in modo agevolato. Bisognerebbe che la Federazione fosse più presente nella regolamentazione di questo sistema, dovrebbe tutelare di più i circoli. È chiaro che se io ho un giocatore che per iscriversi fa il confronto tra la tariffa a lui dedicata e la regolamentazione della federazione che gli permette di pagare il tesseramento, il campo pratica e l’ingresso in più campi in una soluzione “all inclusive” è logico che non vengo valorizzato come golf club.

Io credo che i campi pratica siano fondamentali nel percorso golfistico, ma devono servire solo come base di partenza. Faccio un esempio ipotetico che a mio avviso dovrebbe diventare la regola: ad un nuovo iscritto senza esperienza gli si propone di iscriversi prima nei campi pratica e dopo un anno, quando è pronto, il passaggio ai circuiti per giocatori strutturati.

Così si riuscirebbero, anche, a creare nuovi giocatori.

All’estero come vedono i nostri giocatori?

Questa è forse una buona domanda per Giulia Sergas. La sua esperienza all’estero le ha permesso di cogliere quello che può essere lo sguardo dedicato ai nostri professionisti quando li vedono in campo. Molinari di sicuro ci salva ma possiamo tranquillamente affermare che abbiamo, sì, pochi giocatori ma tanti campioni.

L’Italia è fantastica, è vista dagli stranieri come un posto meraviglioso dove giocare. C’è da dire, però, che la visione che hanno dei giocatori dipende sempre dai campioni che sono sul green. Adesso che abbiamo Francesco Molinari credo che l’idea collettiva sia di serietà e moderazione diverso sarebbe stato se al suo posto ci fosse stato un golfista che di notte resta fuori fino alle tre facendo il “simpaticone”.

Photo P.T.

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