Artistar 2019. Naturalismo e astrazione nel gioiello contemporaneo

Sacro e profano, minimal e iper-barocco, prezioso e cheap: nella storia del costume il gioiello certamente riveste da sempre un ruolo cardine sia come simbolo, di potere, stato sociale, appartenenza a un certo gruppo, setta, tribù, sia come mero orpello decorativo, accessorio banale quanto fondamentale nella definizione di un proprio stile.

Giunto alla sua settima edizione Artistar si presenta come l’evento principale della Milano Jewelry Week, con l’obiettivo di premiare l’importanza del gioiello in tutte le sue sfaccettature.

Al centro della rassegna non vi è solamente, come ci si potrebbe aspettare, la celebrazione del made in Italy; i 150 jewelry designers selezionati provengono, infatti, da tutto il mondo: Thailandia, Libano, USA, Israele, Korea, Romania, Cina e molti altri ancora.

All’interno dello spazio espositivo, sito a Palazzo Bovara in Corso di Porta Venezia 51, si sono potute ammirare più di 500 opere, ovvero variazioni sul tema gioiello contemporaneo; perché sì, mai come ora la gioielleria richiama l’unicità del design, la commistione con l’arte, la cura delle materie prime unita alla sostenibilità ambientale, da cui l’uso di materiali di riciclo o non inquinanti, il rimando alle origini del proprio paese natio e alla natura. Si pensi in particolare alle strepitose creazioni del brand Thailandese SARRAN di Sarran Youkongdee, che con dovizia di particolari e maestria dell’artigianalità ricrea nel metallo i tipici ornamenti di fiori thailandesi con cui le donne del luogo usavano adornare acconciature e abiti oppure, ancora, le opere della rumena Diana Vas, dove l’argento liquido dei petali socchiusi a bocciolo lascia intravedere accurati pollini in peridoto.

 

 

 

 

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